Passato - S.M.S. AURORA 1910 | RAPALLO

Vai ai contenuti

Menu principale:


Vai al "Centenario"     Giuseppe Mazzini a Rapallo      "1910-1925"





Una lapide sul muro dell’ Hotel Europa a Rapallo ricorda che Giuseppe Mazzini, "cospiratore e profugo/ nell’ agosto del 1870/ qui stette occulto". Nient’ altro, quasi, per tramandarci, che il Genovese si rifugiò nella nostra città per qualche giorno.

Che si sia trattato di un rifugio è evidente: nella prima metà del 1870 le condizioni della popolazione italiana, unificata da neanche dieci anni, erano particolarmente difficili. La politica fiscale, che avrebbe portato al pareggio del bilancio nel 1876, pesava sulle fasce più deboli della popolazione, sui contadini, sugli artigiani, sugli operai della nascente industria.

Queste difficoltà portarono a moti e ribellioni un po’ in tutta Italia, al Nord come al Sud. E’ proprio a Milano che in quei mesi venne arrestato un giovane caporale dell’ esercito, Pietro Barsanti, accusato di propaganda sovversiva. Il governo, ma ancora più il re e la sua corte, volle dare un esempio, e nell’ estate il povero Barsanti fu fucilato.

Il 3 agosto anche Genova si sollevò, ma la rivolta venne repressa nel sangue.

Nell’ inverno del 1870 Mazzini è a Lugano: ma capisce che quello può essere il suo momento, e – per l’ ultima volta – varca di nascosto i confini. Si sposta continuamente, per non farsi individuare dalla polizia e arrestare. All’ inizio di agosto è a Genova. L’ 8 o il 9 del mese scrive un proclama, l’ ennesimo, ai Genovesi, invitandoli a fondare un governo repubblicano.

E’ a questi giorni che viene a Rapallo. Il Tigullio e Rapallo non gli erano certamente sconosciuti. Il padre, Giacomo, era nato a Chiavari, discendente da una famiglia di industriali (cave) e commercianti. Tuttavia presto si era trasferito a Genova, dove aveva partecipato all’ amministrazione della Repubblica Ligure. Aveva anche collaborato con la stampa democratica, e il giovane Giuseppe ricorderà tutta la sua vita i fogli ingialliti che il padre nascondeva in casa: i suoi articoli.

Ma Rapallo non è solo ricordi familiari: la nostra città è presente nelle lettere che Mazzini scriveva ai suoi amici e collaboratori. Se Rapallo era rimasta defilata rispetto a Chiavari, che invece ha avuto un ruolo nel Risorgimento nazionale (Mameli vi fondò nel 1847 una società studentesca), tuttavia anche da noi c’ erano seguaci del Genovese. Come Felice Casaccia. Mazziniano genovese, aveva svolto un ruolo importante nella nascita delle prime società operaie di mutuo soccorso. Nel 1868 a Rapallo aveva preso in affitto il Palazzo Serra, lungo il torrente San Francesco, e lo aveva trasformato nell’ Hotel Europa. Il 4 agosto Mazzini scrive, da Genova, all’ amico Dagnino: "Vi mando una lettera per l’ amica di Rapallo. Se per caso Casaccia fosse in giù, dategliela" Dopo qualche giorno è a Rapallo, proprio nell’ Hotel Europa. Come non vedere un legame diretto tra il Maestro in fuga dalla polizia sabauda e l’ allievo albergatore, che l’ ospita sotto falso nome?

Anche a Rapallo Mazzini continua a scrivere: cosa e a chi è però difficile sapere. Nell’ Edizione Nazionale delle sue opere tutte le lettere della prima metà dell’ agosto sono datate da Genova. Molte, forse lo stesso proclama ai Genovesi, hanno certamente origine a Rapallo.

Comunque, si è trattato di una permanenza breve. Torna a Genova, si imbarca per il Sud, il 14 agosto viene arrestato a Palermo. Dopo due mesi di fortezza a Gaeta, riprende la via dell’ esilio a Lugano. Tornerà in Italia solo all’ inizio del 1872, e nel marzo morirà a Pisa.

Questo nucleo mazziniano rapallese per la nostra città ha però un significato più rilevante: nel giugno del 1871 vi venne fondata la prima società operaia di mutuo soccorso del Tigullio, con Mazzini Presidente Onorario. Abbiamo una sua lettera dei primi di agosto di quell’ anno, datata da Lugano, di ringraziamento. Una società precedente di un anno alla ben più nota Reciproca, di Chiavari.

Più documentata, ma altrettanto degna di nota, è la storia dell’ apposizione della lapide sul muro dell’ albergo. Ne troviamo traccia nel giornale chiavarese Eco di Chiavari, pubblicato negli anni 1892-1900 e che riflette le idee democratiche.

Il giornale se ne occupa la prima volta a fine agosto del 1892, quando annuncia il prossimo scoprimento della lapide e l’ intervento del presidente della Confederazione Operaia Genovese, Bonati. "Sarà una degna e chiara affermazione del partito democratico", scrive l’ anonimo corrispondente.

La cronaca la troviamo nel numero del 18 settembre. Dopo l’ elenco dei gruppi intervenuti, tra i più lontani il Circolo Mazzini di Marsiglia, il circolo G. Garibaldi di Trieste (ancora austriaca), la serie degli interventi. Per primo parlò l’ avv. Bonati di Genova. Il giornale fa notare che più volte gli interventi vennero interrotti dal delegato di PS, che alla fine sciolse la riunione, comunque non vi furono incidenti.

"La sera Rapallo fu illuminata" scrive ancora Zeta (lo pseudonimo del corrispondente), per concludere che "la solenne cerimonia riuscì degna della nostra Rapallo".

Ciò che colpisce in tutta la cronaca, e in altri articoli del periodo, è lo spirito degli anni, la contrapposizione, anche aspra tra i cattolici e i liberali che non si limitò alle grandi città, ai temi della politica nazionale, alla grande stampa, ma arrivò nelle cittadine di provincia. Rapallo però era particolare. Da noi, nonostante il non expedit papale che avrebbe dovuto impedire ai cattolici la partecipazione alla vita politica, le parti erano invertite: i liberali, che governavano a Roma, erano all’ opposizione e i cattolici al palazzo comunale. Nel luglio del 1892 si erano tenute le elezioni comunali, e l’ Eco di Chiavari scriveva che delle due liste concorrenti, l’ una era fatta di clericali, ed aveva avuto la maggioranza, mentre nell’ altra c’ erano persone che portavano il baldacchino in processione. Pochi giorni dopo, sullo stesso giornale si poteva leggere la cronaca delle manifestazioni del 20 settembre, l’ anniversario di Porta Pia. Che veniva celebrato con corteo con banda (la banda democratica, segno che ce n’ erano due), mortaretti, fuochi d’ artificio e illuminazione notturna.

Evidentemente cent’ anni fa i fuochi d’ artificio non venivano usati solo per le feste religiose, ma anche per le festività nazionali, come del resto è ancora oggi in Francia, dove il 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia, i fuochi illuminano la notte di Parigi e della altre principali città.

Purtroppo ormai in Italia le feste civili (con la sola eccezione del 25 aprile) hanno smesso da tempo di essere un momento di celebrazione collettiva, segno evidente che non abbiamo più valori comuni da ricordare. E questo per un popolo è molto triste.

(da un articolo di Agostino Pendola)




S.M.S. nel Tigullio nel  19° Secolo




Il movimento mutualistico e solidaristico, che nella metà del  19° secolo iniziò a diffondersi a Torino e a Genova, raggiunse, in seguito, le città della provincia, città che erano state ai margini della lotta per il Risorgimento nazionale, al quale tuttavia avevano dato i figli migliori. Raggiunse anche Rapallo, dove il 16 aprile 1871, venne fondata la Società di Mutuo Soccorso ed Istruzione tra Operai e Operaie che – per chiarire subito la sua collocazione politica - chiese, con una lettera del giugno successivo, la presidenza onoraria a Giuseppe Mazzini (2).

In realtà Rapallo era rimasta defilata durante il Risorgimento, e la formazione di una S.M.S. un anno prima di Chiavari (dove la ben più famosa Reciproca è del 1872) può forse sorprendere. A Rapallo la borghesia commerciale era sostanzialmente assente, assenti erano istituzioni, come la Società Economica di Chiavari, che altrove erano fucine di idee e di progetti. Come esempio di questo sonno possiamo ricordare cosa ebbe a scrivere molti anni fa lo storico locale Arturo Ferretto sulle colonne del Mare, quindicinale rapallese: l’unico avvenimento cittadino collegato al 1848 fu la richiesta di un gruppo di persone al parroco di celebrare una messa per ringraziare Carlo Alberto della concessione dello Statuto. La richiesta venne respinta, ma è la dimostrazione di come la città era rimasta, fino a quel momento, sostanzialmente estranea alla politica nazionale.

Ma le cose dovevano cambiare presto. Dopo il 1849 anche a Rapallo si stabilirono i profughi dalla Lombardia tornata sotto agli austriaci. Erano un numero "discreto" (1), e vi svolgevano vita regolare. L’emigrazione verso le Americhe, che iniziava proprio in quegli anni, significava contatti più stretti con il capoluogo: l’ isolamento della città chiusa tra monti e mare che le aveva evitato spaventose epidemie, era finito per sempre. L’apertura della ferrovia ligure-orientale, nel 1867, era il sigillo definitivo all’ingresso della città nel circuito non solo del turismo ma anche delle idee e della politica nazionale. Nel 1868 il genovese Felice Casassa, che ricopriva un ruolo di dirigente nella SMS Universale di Genova-.Sampierdarena, rilevava a Rapallo un vecchio palazzo signorile (Palazzo Serra) trasformandolo in hotel. Quell’hotel che nell’agosto del 1870 vi vedeva rifugiato per alcuni giorni Giuseppe Mazzini, in fuga dopo i moti genovesi.

Rapallo era ben presente nella corrispondenza di Mazzini di quegli anni, per cui alla richiesta di presidenza onoraria rispose, sia pure in ritardo, con entusiasmo: "Il titolo di Presidente Onorario che avete voluto darmi – scriveva presumibilmente da Lugano il 2 agosto 1871 - m’è caro e lo accetto con riconoscenza……Abbiatemi fratello".(2)

L’attività dei primi tempi della Società ci è sconosciuta: la documentazione è inesistente, in pratica fino all’autunno del 1873 non si sa nulla. Tuttavia, di recente nell’archivio storico del Comune di Rapallo abbiamo rinvenuto un documento, una testimonianza che getta luce proprio su quegli anni. E’ uno scritto della Società risalente al 1885, quando - su richiesta della sottoprefettura di Chiavari che chiedeva ai sindaci notizie sulle S.M.S. - venne presentata al Sindaco una relazione storica. "La nostra Società ha vita da molti anni. Ad alcuni soci – scrive il presidente Lazzaro Devoto - venne la buona volontà di estendere lo scopo della società dandole funzione di educare e di istruire non solo i membri di essa ma coloro cui stava a cuore l’educazione e l’istruzione. E furono così impiantate scuole serali con numerosi alunni operai di ogni età e condizione. Si raccoglievano libri per costituire una piccola biblioteca nella quale in seguito tutti potevano accedere. E taluni animi generosi e benefattori quando la società non era ancora in questa nobile scopo coadiuvata dal Ministero della P.I. e dal Consiglio Scolastico Provinciale si prestavano volontariamente all’insegnamento della lettura, scrittura, storia, disegno, musica, precetti di morale e di giustizia e i doveri dell’uomo". (8)

Già da questo inizio si comprende che la Società rapallese apparteneva al filone mazziniano-repubblicano non solo nel nome del presidente onorario, ma anche per la sua attività. Infatti le Società di Mutuo Soccorso genovesi, sorte a partire dal 1851, si distinguevano dalle omonime società torinesi proprio perché non si occupavano solo di mutua assistenza tra "operai" (cioè tra persone che vivevano del loro lavoro), ma avevano una precisa connotazione politica.(3)

Per arrivare all’apertura di una scuola serale bisogna attendere il novembre del 1873; il 12 aprile seguente vennero distribuiti premi agli alunni meritevoli. (4) Le materie erano le stesse insegnate in precedenza dai privati, e su di esse si possono fare alcune riflessioni. La prima è che oltre al leggere e allo scrivere si pensava all’attività quotidiana degli studenti, insegnando disegno. Mentre la storia, e più chiaramente la giustizia, la morale e i doveri dell’uomo rimandano alla lunga tradizione mazziniana dell’educazione popolare. Ma più interessante è rilevare che sono quasi tutte materie già presenti nella scuola serale che Mazzini organizzò a Londra nel 1841 per gli emigrati italiani, per cui possiamo affermare che la scuola rapallese si inserisce a pieno titolo nelle iniziative scaturite dal genovese.(5)

Per la scuola serale, nel maggio 1874 la Società ottenne un contributo dal Provveditorato degli Studi di Genova di lire cento.

Naturalmente l’attività principale, comune a tutte le società, quindi anche la rapallese, era la mutua assistenza, come vedremo meglio nello Statuto del 1894: i soci versavano una piccola somme mensile. In caso di malattia al socio malato veniva corrisposto un sussidio, in caso di morte ai superstiti andava un’indennità. In quest’ultimo caso alcune società prevedevano una pensione, ma nella relazione del 1885, a una specifica richiesta dell’autorità governativa, veniva risposto che al momento non ne era corrisposta alcuna.

Da quei primi anni non ci è giunto alcun Statuto o regolamento, anche se c’era certamente, perché il 30 aprile 1874 la Società ne inviò una copia al Sindaco che l’aveva richiesta (probabilmente per la pratica del contributo) .(6)

Negli stessi giorni la Società inviava al Sindaco l’elenco dei suoi dirigenti: presidente era Agostino Canessa, vicepresidente Agostino Lagomaggiore (un nome che si incontra di frequente, delegato al V Congresso delle Società Operaie della Liguria nel 1876, lo ritroviamo nell’elenco dei soci nel 1885), segretario Vincenzo Roncagliolo, vicesegretario Carlo Miraglia, Bartolomeo Castagneto cassiere, e tre consiglieri: GB Baffico, Luigi Rizzoli e Traverso. Si può notare che accanto a un Canessa, un Roncagliolo, un Castagneto, nomi tipici del Tigullio, abbiamo un Traverso e un Baffico (nomi appartenenti più in generale all’area genovese), mentre i rimanenti due (Rizzoli e Miraglia) denotano una provenienza da fuori regione, probabilmente lombarda.

La partecipazione era tutto sommato modesta, nel 1878 vennero censiti 60 soci ordinari (cioè che pagavano) e 15 onorari.

Ma ormai a Rapallo la Società di Mutuo Soccorso ed Istruzione tra Operai e Operaie non era più l’unica.: nel 1873 (il 6 luglio per la precisione) ne era stata fondata un’altra, chiamata "SMS degli artisti e operai". (3)

Non sappiamo i motivi per la fondazione di quest’altra Società, che non erano certamente politici, se nella sua carta intestata si legge: "Presidenti Onorari Mazzini Giuseppe- Garibaldi Giuseppe". Nel 1873 Mazzini era già morto, ma è solo qualche anno dopo che sulla carta intestata il suo nome venne sostituito con il nome del comm. Ambrogio Molfino, appartenente a una nota famiglia locale. Probabilmente si dirigeva ad un diverso tipo di attività. Comunque la partecipazione era ancora più modesta, se nel 1878 aveva solo venti iscritti, più cinque onorari.

Il 7 luglio di quell’anno le due società vennero fuse nella "S.M.S. ed istruzione tra operai ed artisti in Rapallo" che ebbe una lunga vita, fino a i primi anni del novecento. Di questa ci è giunto lo statuto (v. oltre).

Non sappiamo quale ruolo ha svolto la Società nella vita economica e politica rapallese di quegli anni, oltre all’aiuto tra i soci e all’istruzione.

Di certo continuò con le scuole serali, infatti nel 1889 ricevette dal Comune un contributo di lire 160. E probabilmente influenzò la politica cittadina: nel 1885 tra i suoi soci (leggiamo ancora nella relazione) c’era il Sindaco della città (Angelo Prandoni). Viene anche dato l’elenco dei soci ordinari (erano 51) e dei soci onorari: tra questi troviamo il Comm Avv. Giorgio Ambrogio Molfino, ex Deputato, due notai (Agostino Norero e Giuseppe Barbagelata), il Cav. Paolo Bontempo (ex Intendente di Finanza a Genova, appartenente a una nota famiglia torinese, che a Rapallo nella frazione di San Pietro aveva una residenza) (9), altri due componenti della famiglia Molfino. In pratica buona parte della Rapallo liberale.

Le relazioni con la parte commerciale della città invece non dovevano essere altrettanto felici. Richiesta dalla sottoprefettura di specificare se dispone di una cooperativa, la risposta del presidente Lazzari Devoto è esemplare del clima: "Nella presente circostanza (la Società) è bersagliata odiata quasi si potrebbe dire a morte. Mai verrà fatta cooperativa per la guerra continua che si muove a questo sodalizio pacifico" .

Tutte le Società parteciparono attivamente all’attività della fratellanza con le altre S.M.S., ai congressi del 1871 (il XII Congresso delle Società operaie), del 1874 (il IV Congresso delle Società della Liguria), ancora nel 1876 (il V Congresso). E nel 1886 (il XVI Congresso delle Società Italiane).(3)

Ma, sulla scia della dottrina sociale della Chiesa e di Leone XIII anche a Rapallo si organizzavano i cattolici: nel 1884 sorse la prima Società Operaia, intitolata a N.S. di Montallegro. Nel 1890 questa società aveva solo 19 soci, ma dopo qualche anno, nel 1895, i soci erano già arrivati a duecento (la SMS istruzione e artisti ne registrava solo 39) (12). Proprio in quegli anni un cattolico (Lorenzo Ricci) sarebbe stato eletto sindaco per la prima volta, iniziando un’era che sostanzialmente possiamo dire continua tuttora.

I tempi cambiavano, e quando dalle società operaie sorgeva, con il Patto di Fratellanza, il movimento repubblicano, a Rapallo la Società si avviava sul viale del tramonto.

Nel marzo del 1910, sulle sue ceneri veniva fondato il Circolo Aurora, che portava la denominazione: di Ricreazione e Mutuo Soccorso. L’istruzione era ormai diventata compito delle Istituzioni pubbliche, dei comuni in particolare, e si iniziava a organizzare il tempo libero dei lavoratori. Compito nel quale l’Aurora, nome con la quale è comunemente conosciuta a Rapallo, è riuscita benissimo, fino ai nostri giorni (10).

Qualcosa dello spirito di una volta però era rimasto: solo tre mesi dopo la sua formazione, nel giugno 1910, i suoi rappresentanti parteciparono alla commemorazione di Giovanni Pendola, mazziniano e garibaldino dei Mille, avvenuta sulle alture di Rapallo, a San Maurizio di Monti, località dove era scomparso nel 1907(7).

Lo Statuto della S.M.S. ed istruzione tra operai ed artisti in Rapallo

E’ l’unico Statuto che ci è pervenuto, risulta stampato a Chiavari nel 1894 dalla Tipografia Esposito, anche se da altre fonti risulta il 1891 (3). La sua lettura ci illustra chiaramente l’attività delle Società.

Ricordato che lo scopo è "sostenere il mutuo soccorso, e principalmente promuovere l’istruzione, la moralità ed il benessere fra artisti" (art.2), stabilisce (art.4) che "la Società è composta di operai ed artisti ed essi soli fanno parte della medesima".

Viene stabilita la divisione tra soci effettivi ("tutti gli artisti e gli operai che prestano la loro opera giornaliera od esercitano arte, mestiere o professione"), soci onorari ("quei cittadini che colle loro buone opere cercassero l’incremento della società") e benemeriti ("cittadini che per le loro elargizioni dassero prova di evidente concorso a pro della classe operaia"). Solo i soci effettivi possono votare, essere eletti ed avere il diritto al sussidio (art. 8).

Possono aderire tutti i cittadini che abbiano compiuto i sedici anni, versando mensilmente una lira (art.12), ma non è ammesso chi ha oltre cinquant’anni (art. 13), né "le persone immorali"(art.18). Fondamentale l’art. 23, che prevede il diritto al sussidio di una lira al giorno per ogni socio che "cadesse ammalato" (sono escluse le malattie veneree). Dopo tre mesi di malattia il sussidio diminuiva, e dopo sei mesi si dimezzava, secondo le condizioni finanziarie della Società.

Era prevista una ammenda di cent. 25 per chi non partecipava alle assemblee mensili (art.54), e di lire tre per chi non partecipava ai funerali dei soci (art. 45).

La Società si impegnava a promuovere l’educazione della classe operaia (art. 46) e a fondare una biblioteca circolante (art. 47), che abbiamo visto in effetti c’era già da almeno vent’anni.

Infine, nell’ultimo articolo (50), si prevedeva che in caso di deperimento, quando si fosse ridotta cinque soci, questi "agiranno senz’altro a loro miglior raziocinio,…e continueranno in tale qualità fino a che le sostanze della Società non sieno totalmente deperite; essi avranno l’onere di promuovere nuovamente l’ampliamento della società con formare quelle condizioni, diritti e doveri che meglio di addicano onde far si che la fiducia e la buona armonia ritornino nel seno degli operai ed artisti e compatti si riassocino alla scopo della fraterna unione cotanto decantata e ad esuberanza riconosciutane l’utilità del compianto ed immortale Giuseppe Mazzini e dell’eroe Giuseppe Garibaldi, nostri protettori".

(Da un articolo di Agostino Pendola)
(un grazie ad Andrea Canessa )
Torna ai contenuti | Torna al menu